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Il grande progetto della Fondazione

 

Emma

 

Alto, magro, brizzolato, con degli straordinari occhi azzurri che si increspavano quando un sorriso gentile illuminava il suo viso. Molte volte l'ho incrociato da amici, discreto educato, una presenza delicata. Per un suo compleanno  invitata a cena a casa sua gli ho portato una raccolta di poesie di Kavafis. Era un azzardo, di questi tempi la poesia non va di moda. Eppure... Posso dire di averlo incontrato e conosciuto quella sera: un uomo che aveva la passione per la letteratura e la poesia, un uomo che avrebbe voluto dedicare la sua vita alla carriera universitaria, insegnare, aprire le menti degli studenti alla bellezza. Un uomo che, per rispetto dei suoi genitori, ha accantonato la sua passione ed e diventato manager titolare dell'azienda di famiglia, lavorando seriamente e tenendo per sé  quella passione, quel gusto  per il sapere, gusto che traspariva dalla raccolta dei suoi libri e dal suo silenzioso osservare anche durante gli incontri con amici. Ha coltivato la bellezza, ma ha conosciuto la malinconia e la sofferenza, ha passato il testimone a chi gli ha voluto bene perché quello sguardo azzurro e malinconico potesse trasformarsi in dolcezza e protezione, studio, speranza  per chi vivrà dopo di lui.

 

Emma

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