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Il grande progetto della Fondazione

 

ENZO

 

Maurizio, amico fraterno, mentore, confidente e colonna portante di tutta la mia vita.

 

Una personalità complessa, deciso ma timido, forte nei suoi proponimenti e al tempo stesso fragilissimo, un guerriero a oltranza contro una società vacua. Erano sue l’insostenibile leggerezza dell’essere e l’urgenza di non omologarsi.

Era Achille, ma con mille punti deboli.

 

Era un uomo che parlava assai poco di sé ma che aveva un’eccellente capacità di ascolto. Non era sullo stesso piano del mondo, non soffriva per le stesse cose per cui soffrivano altri ma per qualcosa di più alato. Da questo la sensazione di un uomo distaccato dalle cose quotidiane ma uno spirito nobile, altero e attentissimo alle vicende umane, dalle piccole tragedie quotidiane alle più universali ingiustizie.

Non praticante ma con un’idea filosofica dello spirito e della religione ben ferma e molto intima. Colto, davvero molto. Amava l’arte, la musica, il teatro e i viaggi. Quanti autori, pittori, scultori, musicisti, scrittori e posti meravigliosi mi ha fatto conoscere. Da Andrea del Sarto a Francis Bacon, da Maupassant a Testori, dalle Galapagos alla Birmania, da Verdi a Bartók. Uomo di portamento elegante e regale, che amava proteggere e che era naturale proteggere.

 

Aveva un senso del gusto raffinato e innato. Gli chiedevo consiglio su tutto e sempre aveva una risposta saggia. Mi ha insegnato tutto: dall’archiviare documenti al sapersi ascoltare in silenzio. Ecco, il silenzio intelligente e il rispetto: due cose che lamentava di non trovare in società. Detestava i salotti, nutriva una piccola schiera di amici cui si dedicava anima e cuore nonostante molte siano state le delusioni, da cui comunque si rialzava sempre. Maurizio non piangeva per sé e per le sue sconfitte, ma aveva una spiccata facilità alla commozione per le ingiustizie, per le sopraffazioni di ogni genere perpetrate verso i deboli.

Adorava gli animali e le piante, che curava con una minuziosità incantevole. S’inebriava al profumo del suo giardino e passava ore nel suo silenzio magico a potare le amate ortensie.

 

Lo vedevo sempre alle prese con persone o casi difficili, su cui s’impegnava con grande fiducia.

Non l’ho visto mai stanco, neanche alla fine. Era un grande uomo che è scomparso portandosi dentro una grande sofferenza: sempre orgoglioso, altero, mai indifferente, e con una volontà di acciaio. Non spaventavano i suoi occhi di ghiaccio, stemperati quasi sempre da un sorriso divertito e ironico. Era simpatico, ma non in maniera scontata: sibillino e tranchant, di poche parole, che però avevano un gran peso.

 

Il mio poeta senza penna, il mio scultore senza scalpello, il mio pittore senza pennello, il mio musicista senza strumento.

Il giardino che tanto amava, diventato ora della Fondazione, è dedicato a lui. Qui riposa, fra le sue ortensie, rose e rododendri, ammirando il lago dagli azzurri mutanti e dalle splendide luminescenze lunari argentee, e le notti con le lune rosse e grandi, e le mille luci festose che si estendono dalle rive di fronte fino alla sua amata Milano.

 

Mi manca. Abbiamo parlato tanto prima che se ne andasse. Sembrava impossibile vederlo sorridente sul divano, sebbene la malattia avesse ormai scavato il suo povero fisico all’osso. Dopo averlo accompagnato a dormire, Morfeo lo ha preso fra le sue braccia e non lo ha lasciato più tornare tra noi.

 

Maurizio era sereno perché sapeva che io sapevo, e io disperato perché sapevo che lui sapeva.

Ci sono sempre troppe cose di cui non si riesce a parlare, discorsi da approfondire, emozioni lasciate lì a decantare, e poi diventa troppo tardi per farlo, così io continuerò a vivere con questa scia di pensieri non detti, di emozioni non ancora espresse al meglio, che a lui mi terranno legato per sempre. Parlo ancora con lui, immagino le sue risposte, ma non c’è più.

 

Mi ha voluto Presidente della Fondazione che ora porta il suo nome. Mi ha istruito sul da farsi e spero con tutto me stesso di non deluderlo. Lo conosco bene e starò attento a onorare i suoi voleri. La Fondazione Maurizio Fragiacomo Onlus dovrà essere lo specchio dei suoi desideri e il mezzo attraverso il quale Maurizio continuerà la sua opera di bene, in maniera meno personale, forse più strutturata e ordinata, ma non meno umana e affettuosa, e io mi impegno a mantenere questo obiettivo.

 

POESIE DI PAPA’ A LUI DEDICATE:

 

RECITI UOMO

Reciti uomo, un atto del dramma

quando nel calvario di questa esistenza

t’accorgi di scoprir il gran mistero,

la maschera butti nel fondo pantano,

in cerca di un impatto emozionale

e della saggezza corticale.

 

T’affanni per raggiungere qualcosa

che non riesci mai ad afferrare;

quando alla fine, scoperto l’inganno,

t’appresti con la morte a viaggiare

ti rassegnerai senza tristezza

a percorrere sentieri di saggezza.

 

NELL’ATTENTA RICERCA

Nell’attenta ricerca

della perla del sapere,

ho sempre sognato

di mai più aggiungere

alla vita la poesia,

ma più poesia alla vita.

Enzo

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