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MARIA TERESA

Testo raccolto e riordinato da una chiacchierata con Maria Teresa, che si è dichiarata subito “incapace” di lasciare un ricordo di Maurizio, poco dopo a sua morte, e che invece ha un mondo di cose e sentimenti da raccontare.

 

Il mio nome è Maria Teresa e sono stata prima la colf e poi la governante di Maurizio; da quando avevo xx anni sono stata con lui, finché è morto.

Lui per me è sempre stato “il dottore”, fino alla fine.

Io sono sposata, ma in qualche modo mi sono sempre sentita bigama, dato che trascorrevo gran parte della mia giornata occupandomi del dottore, della sua casa e dei cani.

È così che ho vissuto delle sue ansie e delle sue poche gioie. Ho vissuto nelle mie viscere tutte le sue sofferenze personali, familiari, le sue delusioni e infine la sua malattia.

 

Il nostro quotidiano era semplice: lui viveva con poco e di poco, non aveva grandi esigenze. Si è sempre privato anche di cose che poteva permettersi. Poteva avere tutto, ma continuava a stupirsi e a gioire delle piccole cose. Perdonava sempre tutto e tutti, o quasi. Pensava sempre agli altri, senza nulla pretendere in cambio.

Era forte ma anche molto fragile. Ho passato gran parte della mia vita al suo fianco e ho cercato di proteggerlo, come potevo e come sapevo fare, in un percorso affettuoso ma anche conflittuale. Molto spesso le sue azioni finivano vanificate da comportamenti cattivi o inadeguati delle persone di cui si occupava. Il dottore doveva soffrire tantissimo, perché per lui erano sconfitte personali; io avrei voluto che fosse ripagato di quanto faceva, da soddisfazioni, da affetto reale o dal riuscire a cambiare in qualche modo le povere vite di cui si occupava, e glielo dicevo.

Lui mi lasciava parlare, ma non mi ascoltava. Non sapeva dire di no, non voleva dire di no.

 

A livello personale devo dire che nonostante i miei malumori, il mio carattere aspro, la mia incapacità di esternare tenerezza, anche se commettevo molti sbagli, lui non mi ha mai redarguita. Era silenzioso, ma a volte con me aveva desiderio di parlare. Era così particolare… non chiedeva mai nulla ed era difficile per me da capire. Io sono una persona semplice e non avevo le capacità di confrontarmi con lui, che era caparbio e risoluto in tutto quel che faceva.

 

Vorrei ancora vederlo ogni mattina e portargli il suo caffè. Mi manca spolverare i suoi libri, le sue coppe di golf, preparargli gli gnocchi e le polpettine fritte, comperargli il gelato e le marmellate. Mi mancano le piccole cose che ho fatto per lui tutti i giorni, per tanti anni. Mi mancano i suoi silenzi e i nostri scontri.

Non vederlo più mi sgomenta.

 

Negli ultimi mesi lo osservavo con tenerezza portare alcune giacche che ormai gli erano enormi, ma era sempre elegante.

Ricordo gli ultimi giorni, quando lo spiavo, seduto nel suo giardino, fra le sue piante, pensieroso… si guardava le mani; non riusciva ad alzarsi… si guardava le mani. Sapeva.

 

Voglio ringraziare il signor Enzo, che mi ha molto aiutata, moralmente e praticamente, a prendermi cura del dottore: siamo stati con lui e per lui, insieme, come separatamente non avremmo saputo fare.

Ora che lui se ne è andato, la mia esistenza si è capovolta, è come se avessi finito di “Amare”. Ora mi sento vuota. Non so dire altro.

 

Gli ultimi Natali passati con il dottore ed Enzo a casa mia, insieme a mio marito e alla mia famiglia, sono stati felici e resteranno sempre fra i miei ricordi più belli.

Maria Teresa

 

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